venerdì 23 febbraio 2024

Riflessioni sui congressi del Partito Democratico

Agli Italiani non servono facili promesse, serve un difficile futuro da inseguire

Riflessioni sui congressi del Partito Democratico
Sembra una banalità ma conviene ripeterlo: i prossimi congressi nazionale e provinciale del PD servono al PD, non all’ Italia. 

All’ Italia serve una speranza in una società migliore, dove chi merita avanza e chi sbaglia paga, dove chi ruba sia costretto a restituire e chi crea ricchezza ne possa godere e condividere. Agli Italiani non servono facili promesse, serve un difficile futuro da inseguire

Se il PD saprà utilizzare il congresso per elaborare una proposta che lo collochi saldamente al centro dell’area politica riformatrice, potrà essere il protagonista assoluto della rinascita del Paese. Altrimenti inizierà un percorso di disgregazione e disfacimento, e lo spazio politico immenso in cui ora si muove con passo così incerto - spazio che ormai esiste indipendentemente dall’esistenza del PD - sarà occupato da nuovi soggetti. 

Come fare? Disegnando una società in cui il merito, le capacità individuali e collettive, la cultura e il progresso civile e sociale siano i cardini imprescindibili dell’azione politica, travolgendo ogni resistenza lobbistica o di parte; individuando i soggetti chiave per la ripartenza morale, civile, istituzionale ed economica, e sottolineando che non esistono più posizioni intoccabili o acquisite a vita, e che di fronte alla catastrofe di tutti nessuno può sentirsi al riparo; liberando risorse economiche con un vasto programma di drastica riduzione della spesa corrente per diminuire il carico fiscale a imprese e cittadini e aumentare gli investimenti. 

Come essere credibili? Dando l’esempio. A nulla valgono le solite obiezioni sul fatto che il risparmio sui costi della politica è infinitesimale rispetto alle necessità. Il risparmio sarà anche infinitesimale, ma il gesto è essenziale e propedeutico ad ogni altro intervento. 

Quindi nessuna resistenza. Nessuna. Resistere oggi significa conservare, significa essere e mostrarsi incapaci di idee nuove. Idee che profumino di verità, anche se col sapore amaro del sacrificio e dell’impegno; idee che sappiano emozionare e risvegliare le coscienze, creando un nuovo patto collettivo; idee che sappiano volare come aquile verso le cime più ardite, e non volteggiare come mosche sopra la melma e i rifiuti.
La continua discussione sulle regole congressuali non appassiona gli iscritti, figuriamoci gli italiani. Non solo: pensare di cambiare le regole a seconda delle situazioni è un curioso modo di mostrare di avere idee chiare e precise, di quelle che non si piegano al mutare del vento, e non depone a favore di chi si candida a rinnovare la società. 

Se il PD farà l’errore di dividersi tra rappresentanti del cambiamento e resistenti a salvaguardia di posizioni parziali o individuali, aggiungendovi discussioni inutili su come avvantaggiare alcune posizioni a discapito di altre, mostrerà agli italiani una scarsa capacità di analisi della reale situazione del Paese e una mancanza di sensibilità imperdonabile di fronte ai disagi dei più deboli. 

Susciterà diffidenza sulle sue capacità di cambiare, azzoppandosi prima del voto. Se invece si accorgerà di quanto gli occhi dei cittadini gli stiano addosso, allora capirà che non è più il momento di difendere piccoli orticelli sia a livello locale che nazionale, e comprenderà quanto ampia e sentita sia l’esigenza di cambiamento, rinnovamento, rinascita e speranza che scorre nelle vene di questo Paese. 

Questa è la ragione per cui, sia nel prossimo congresso provinciale che in quello nazionale, lo schema della contrapposizione deve essere abbandonato. Esso indebolisce tutto il partito e la percezione dello stesso nell’opinione pubblica. 

Si deve invece definire con chiarezza ciò che oggi significhi un cambiamento di carattere progressista, individuando poi nuove figure in grado di soddisfare esigenze più immediate, impellenti e sentite da tutti, tranne da quelli incapaci di pensare ad altro che alle logiche di corrente. 

Il cambiamento non è soltanto una questione generazionale, che da sola potrebbe comportare la semplice sostituzione di “sempre uguali” con altri “sempre uguali”, magari peggiori dei primi. I vent’anni della cosiddetta seconda Repubblica sono lì a dimostrarcelo. 

Il cambiamento è un modo di pensare: una nuova idea di Paese e di futuro, a cui sacrificare non solo i propri interessi immediati e temporanei, ma anche facili consensi. Se occorre, il mio appello è rivolto alle coscienze di tutti quelli che hanno parte attiva nelle dinamiche interne al partito democratico: apritevi al confronto, alzate lo sguardo, i nuovi orizzonti sono oltre gli steccati eretti nel passato. Ripararvi dietro di essi non è solo inutile: è dannoso per tutti. 

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Giorgio Alessandrini, 7 agosto 2013

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Giorgio Alessandrini

Analista dati delle politiche per il lavoro per la Regione Emilia-Romagna. Ex funzionario amministrativo di INA-Assitalia, poi Generali. Appassionato delle vette e del mare; di emozioni; della vita. E di politica come strumento di risoluzione dei problemi reali.

© Giorgio Alessandrini 2017
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