sabato 26 novembre 2022

Non è maschilismo, Signora De Biase

Alcuni sono più uguali degli altri

Non è maschilismo, Signora De Biase
Questo caso (non è l'unico, purtroppo) riporta in evidenza l'enorme ed irrisolta questione delle leggi elettorali che si succedono dall'abolizione del sistema delle preferenze. 

Siamo tutti disposti a riconoscere alla Signora De Biase le competenze richieste e auspicabili per aspirare a rappresentare il popolo italiano. 

Il problema non è questo, e neanche un atteggiamento maschilista. Il problema è il sistema di selezione della classe dirigente, ormai sprovvisto dei più elementari criteri di trasparenza e partecipazione. 

Di competenze come quelle che la Signora De Biase cita nell'articolo, e anche migliori, nel PD ce ne sono a migliaia. Ma, a differenza di tutti gli altri, la Signora De Biase può contare sulla segnalazione della sua figura in quanto si trova a stretto contatto con le élite che, da sole, decidono chi prendere in considerazione e chi no. E non necessariamente per bocca di suo marito. Anzi, con tutta probabilità, con discrezione e anche qualche sottile forma di piaggeria. 

Questa cosa si verifica in tutti i partiti. Ma nel Partito Democratico è molto più grave che avvenga. In primo luogo, perché è il partito che dovrebbe dimostrare coi fatti che l'ascensore sociale esiste davvero e non ci sono uguali più uguali degli altri. In secondo luogo, perché è ormai l'unico partito strutturato e non padronale, e avrebbe mezzi e risorse per favorire una piena partecipazione di iscritti e militanti alla valorizzazione dei più meritevoli, indipendentemente dai loro rapporti con chi sta al potere. 

"Senza canali di comunicazione adeguati, si ingigantisce l’importanza delle relazioni personali e dirette, che sono quasi esclusiva competenza di chi si occupa di politica a tempo pieno e da essa trae un reddito. Gli altri non hanno il tempo né le occasioni per coltivarle. 
È così che la politica diventa autoreferenziale e si trasforma in élite, azzerando le possibilità di ricambio di sé stessa. Soprattutto in presenza di leggi elettorali dove le liste dei candidati vengono confezionate dal capo, e non ci sono seri sistemi di individuazione dei candidati radicati sul territorio e vincenti. 

Il tema di una legge elettorale che favorisca la selezione diretta delle candidature a livello locale non può più essere rinviato. 
Serve a ridare autorevolezza ed indipendenza al parlamentare nei confronti del vertice. 
Serve a selezionare rappresentanti stimabili e realmente capaci di raccogliere consenso
Serve soprattutto a ricreare un importantissimo canale di comunicazione perduto tra il centro e la periferia, perché il parlamentare che deve raccogliere voti nella sua terra sta bene attento ad ascoltarne gli umori e i disagi, per portarli all’attenzione di chi decide. Cosa che ora non avviene quasi più, visto che l’attenzione del parlamentare è rivolta agli umori del capo che lo potrà ricandidare." 
__________________________________________ 
Giorgio Alessandrini, 11 agosto 2022

Visualizzazioni: 221
Commenti
    • 11/08/2022 19:03:20 Janusz Gawronski Dice
    • Complimenti dottore Alessandrini, eccellente., Bisogna fare come dice lei!
    • 11/08/2022 17:24:51 Giorgio C Dice
    • condivido pienamente… ma la vecchia guardia seduta sulle poltrone difende solo se stessa… se la destra dovesse vincere, non si invochi per favore altro se non il classico dei classici nella sinistra italiana: “ …continuiamo a farci del male…!”…….
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Giorgio Alessandrini

Vicepresidente di GasMuha Empowerment Project Onlus. Ex responsabile amministrativo di Agenzie Generali Ina-Assitalia, ora Generali. Appassionato della vita, delle emozioni, delle vette, del mare. E di politica come modo di stare insieme.

© Giorgio Alessandrini 2017
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